Milzano
UNITÁ PASTORALE S.GIOVANNI PAOLO II
Parrocchiale San Biagio Vescovo e Martire
All’inizio del XIII secolo Milzano entra a far parte della Pieve di Comella. La prima chiesa sembra sorgesse in riva al fiume Mella ed era dedicata ai santi Michele e Damiano. In seguito ad una inondazione del fiume Mella, avvenuta nel 1549, il paese venne distrutto e ricostruito lontano dal fiume ove sorge ora il centro storico.
Sembra che già esistesse una piccola chiesa dedicata a San Biagio (costruita già nel 1555) in cui nel 1563 venne trasferita, da San Michele anche la parrocchia.
La nuova chiesa che verrà costruita sulle fondamenta della preesistente ebbe inizio nel 1606 e fu dedicata a San Biagio; al tempo era parroco don Massimo Alighieri (1597 – 1617).
Una lapide murata su uno degli estradossi delle cappelle laterali precisa e ribadisce che il tempio fu eretto dalle fondamenta nel 1606.
I vescovi di Tortona, Cesare e Maffeo Gambara, proprietari di fondi e residenti a Milzano quando erano liberi dai loro impegni a Tortona, furono i finanziatori della nuova chiesa parrocchiale; pare avessero commissionato il progetto al medesimo architetto della cattedrale di Tortona (vi sono infatti molte somiglianze con la medesima), mentre l’esecuzione venne affidata al capomastro costruttore disegnatore di Brescia Giovanni Battista Avanzo.
Spazi in oratorio
Chiesa
La chiesa è a tre navate, separate da tre arconi a pieno centro nascenti da colonne d'ordine tuscanico; decorate con stucchi del 600, con affreschi raffiguranti gli Evangelisti; sotto le navate laterali furono eretti sei altari; un settimo altare è quello del coro. Si tratta di una chiesa di squisito impianto ancora rinascimentale. Caratteristiche le quattro cappellette poste all'inizio e in testa alle navatelle laterali coperte a crociera. La navata centrale è chiusa da una volta unghiata ed è rischiarata da ampi finestroni rettangolari. La trabeazione è tutta classica, abbellita da triglifi e rosoni. Gli stucchi che ornano pilastri ed estradossi sono assegnabili ai primi anni del Seicento e al pieno Settecento. Il presbiterio, coperto a botte, è rettangolare e si prolunga in un’abside a semicerchio chiusa a catino.
Affreschi
Gli affreschi dell'interno per la maggior parte risalgono al 1888 e si rifanno a modi neoclassici; tuttavia, un'attenta osservazione delle cappelle del Sacramento e della Madonna del Rosario consente di rinvenire nelle volte ancora affreschi seicenteschi. Nel 1839 fu installato l'organo, assai raro e pregiato, della ditta Serassi, perfezionato poi nel 1855. Nel 1888 il parroco don Luigi Gatti provvedeva a ritoccare e rifare gli stucchi dell'interno; all'esterno, essendo pericolante, venne rifatta la facciata in stile neoclassico nel 1897, su progetto dall'architetto Tombola allievo del Vantini. Tuttavia, l'impianto seicentesco è tuttora visibile nei due modiglioni riposti a rinfianco del registro mediano.
Facciata
La facciata appare ripartita su tre registri da cornicioni; il registro inferiore conserva l'antico portalino seicentesco architravato e chiuso da timpano curvilineo e spezzato; in quello di mezzo si apre un finestrone rinfrancato da riquadri a stucco mentre il registro superiore è segnato da paraste e riquadri incassati. Nel 1934, il parroco successore e nipote del precedente, don Stefano Gatti, provvide ad una nuova pavimentazione a mosaico e alla doratura degli ornamenti a stucco dell'interno, ed un anno dopo alla illuminazione con nove lampadari in legno usciti dalla bottega del Poisa. Il maggiore pende al centro della navata ed è composto da 18 braccia ricurve reggiluce disposte su due ordini. Sei pendono dai sottarchi delle navate e propongono un doppio ordine di dieci braccia ed i rimanenti due sono nel presbiterio con otto braccia. Nello stesso anno il parroco don Stefano Gatti provvide alla consacrazione della Chiesa stessa. Il campanile si erge discosto dalla chiesa sul fianco destro, probabilmente un antico torrione che venne ulteriormente innalzato.
